394 42. Il beato Francesco era solito raccogliersi
con i suoi compagni in un luogo presso Assisi, detto Rivotorto,
ed erano felici, quegli arditi dispregiatori delle case grandi
e belle, di un tugurio abbandonato ove potevano trovare riparo
dalle bufere, perché, al dire di un santo, c'è
maggior speranza di salire più presto in cielo dalle
baracche che dai palazzi.
Padre e figli se ne stavano così insieme, tra molti
stenti e indigenze, non di raro privi anche del ristoro del
pane, contenti di qualche rapa che andavano a mendicare per
la pianura di Assisi. L'abitazione poi era tanto angusta,
che a fatica vi potevano stare seduti o stesi a terra, tuttavia
«non si udiva mormorazione né lamento; ognuno
manteneva la sua giocondità di spirito e tutta la sua
pazienza».
395 San Francesco ogni giorno, anzi di continuo esaminava
diligentemente se stesso e i suoi, perché non restasse
in loro nulla di mondano e fosse evitata qualsiasi negligenza.
Con se stesso era particolarmente rigoroso e vigile, e se
come avviene a tutti, lo assaliva qualche tentazione della
carne, si immergeva d'inverno nel ghiaccio, finché
il pericolo spirituale fosse scomparso. Gli altri, naturalmente,
imitavano fervidamente questo suo mirabile esempio di
penitenza.
396 43. Insegnava loro non solo a combattere i vizi
e a mortificare gli stimoli del corpo, ma anche a conservare
puri i sensi esterni, per i quali la morte entra nell'anima.
Passando un giorno per quelle contrade con grande pompa e
clamore l'imperatore Ottone, che si recava a ricevere «la
corona della terra», il santissimo padre non volle neppure
uscire dal suo tugurio, che era vicino alla via di transito,
né permise che i suoi vi andassero, eccetto uno il
quale doveva annunciare con fermezza all'imperatore che quella
sua gloria sarebbe durata ben poco.
Siccome il glorioso Santo aveva la sua dimora nell'intimo
del cuore, dove preparava una degna abitazione a Dio, il mondo
esteriore con il suo strepito non poteva mai distrarlo, né
alcuna voce interrompere la grande opera a cui era intento.
Si sentiva investito dall'autorità apostolica, e perciò
ricusava fermamente di adulare re e principi.
397 44. Cercava costantemente la santa semplicità,
né ammetteva che l'angustia del luogo impedisse le
espansioni dello spirito. Scrisse perciò i nomi dei
frati sui travicelli della capanna, perché ognuno potesse
riconoscervi il proprio posto per la preghiera e il riposo,
e la ristrettezza del luogo non turbasse il raccoglimento
dell'animo.
398 Mentre erano nel tugurio, capitò un giorno
che un contadino vi giungesse col suo asinello, e temendo
di essere cacciato fuori, spinse l'asino dentro il tugurio,
incitandolo con queste parole: «Entra, che faremo un
buon servizio a questo ricovero!». Francesco nell'udire
questo si rattristò, indovinando il pensiero di quell'uomo:
credeva infatti che i frati volessero fermarvisi e ingrandire
la loro abitazione, unendo casa a casa. E subito san Francesco
abbandonò quel luogo, per recarsi in un altro non distante,
chiamato Porziuncola dove, come si disse, molto tempo prima
egli stesso aveva riparato la chiesa di Santa Maria. Non voleva
avere nulla di proprio, per poter possedere più pienamente
tutto nel Signore.